Commento Critico

Artista argentina dal temperamento dirompente, si esprime attraverso la pittura e la scultura. Lavoratrice accanita, ama sperimentare sempre nuove modalità espressive esplorando diversi materiali. Ultimamente dipinge su legno, incavandolo, ottenendo un movimento della superficie che aspira al rilievo. Le tematiche affondano nella realtà, talvolta traslata attraverso percorsi simbolici e metaforici, altre volte, come il tema sanguigno del “tango”, proposto con esasperata passionalità, che si rivela nelle violente alterazioni dei corpi, soprattutto delle mani di proporzioni gigantesche. In ogni caso è importante il rapporto con lo spazio. Una strutturalità architettonica – che spesso compare – lo definisce in modo curioso , perfino inquietante.

Le matrici culturali e le citazioni assorbite nella sua pittura, denunciano un panorama d’interessi aperto sul mondo, sulla storia, sul passato e sull’oggi in una libertà di comunicazione senza freni.
Le opere qui presentate testimoniano in qualche modo questa complessità, i mondi diversi che coinvolgono l’artista, che si rispecchiano anche nella composizione intensa e serrata di questi quadri. Tutti e due caratterizzati da un formato anomalo, un lungo rettangolo verticale che permette nel caso di “Assenza di Magia” al personaggio dominante un suo fantasmatico svettamento e ne “le scarpette” un iperbolica espansione di una sorta di scala ascensionale che sembra portare all’infinito. In entrambi realtà e fantasia si compenetrano.
In “Assenza di magia”, l’allampanata signora senza gambe, brancola in uno stretto corridoio costretto da metafisiche architetture, a significare la sua incapacità di comunicazione, isolata nella strana strettoia. L’incapacità di comunicare comporta la riduzione dei sentimenti e delle emozioni, e di conseguenza della “Magia” captabile da chi ha un cuore aperto, voglioso di confronto. “Le scarpette” sono un omaggio alla femminilità, ai suoi simboli come le scarpette dai tacchi vertiginosi, che si caricano di seduzione erotica, qui accumulate in un pittoresco cromatico ingorgo, e che anche avanzano in questo allucinato spazio ascensionale, scandito da strutture orizzontali, perdendosi in esso.

 

Maria Campitelli,
Trieste, Messico

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